Categoria: Intervento chirurgico

  • Varici

    Varici

     

    Sono una dilatazione delle vene degli arti inferiori, dovuta spesso al cattivo funzionamento della valvola presente allo sbocco della vena grande safena. Complicanze provocate dalle varici, sono le varicoflebiti (infiammazione dei vasi) e, in certi casi, ulcere alle gambe e rottura delle varici con sanguinamento.

    La reparazione

    A casa: ecocolordoppler, che valuta l’entità e la qualità della circolazione venosa.

    In ospedale: gli interventi possono essere ambulatoriali, nei casi più lievi, oppure con ricovero. In questo secondo caso, si eseguono i controlli di routine per l’anestesia.

    Nei casi più lievi, si pratica una cura sclerosante: con diverse sedute, a livello ambulatoriale, vengono iniettate nelle vene interessate dalle varici sostanze irritanti che le sclerotizzano e le fanno chiudere. La durata della cura (il numero delle sedute) dipende dalla serietà della varice. Le iniezioni provocano solo un leggero fastidio.

    •  nei casi più seri, è necessario il ricovero in ospedale il giorno prima dell’intervento. Il chirurgo vascolare pratica un’anestesia spinale ed effettua la legatura e lo “stripping” della safena (che parte dal malleolo e risale nella parte interna della gamba fino all’inguine). Una sonda viene inserita nella caviglia e fatta risalire fino all’inguine per essere avvitata alla vena stessa. In questo modo, quando il chirurgo tira via la sonda dal basso, sfila anche la safena.

    La convalescenza

    Il ricovero per lo stripping della safena dura 2 giorni al massimo. In 15 giorni, si riprende ogni normale attività.

     

  • Valvole cardiache

    Valvole cardiache

     

    Gli interventi chirurgici più comuni sulle valvole cardiache (soprattutto della valvola aortica e della mitrale) sono la sostituzione o la riparazione. Gli esami necessari ad accertare lo stato di salute del cuore e la funzionalità delle valvole sono soprattutto: l’ecocardiogramma transtoracico e transesofageo, ma prima di un intervento sulle valvole va spesso eseguito anche il cateterismo cardiaco e la coronarografia.

    A casa: bisogna sospendere l’assunzione di ogni farmaco anti-aggregante almeno 8 giorni prima dell’intervento. R anche necessaria una bonifica dentale (la cura di ogni carie profonda o granuloma), perché l’eventuale proliferazione di germi nella bocca può essere fonte di infezione per le valvole cardiache.

    In ospedale: se gli esami preliminari sono già stati fatti, il ricovero avviene il giorno prima dell’intervento per effettuare i controlli di routine relativi all’anestesia.

    L’intervento

    Si tratta di un intervento chirurgico che richiede l’anestesia generale e la circolazione extracorporea (si opera “a cuore aperto”, arrestando cioè il cuore; questo comporta la necessità di collegare la persona operata a una macchina cuore-polmoni, che mantiene artificialmente la circolazione del sangue).

    • il chirurgo pratica la sternotomia (l’apertura del torace attraverso lo sterno) e raggiunge le valvole interessate.

    • in caso di sostituzione, il chirurgo toglie la valvola malata e ne inserisce una nuova (che può essere meccanica, cioè metallica, o biologica, cioè costruita con materiale derivato da animale).

    • la valvuloplastica prevede, invece, un intervento in cui il chirurgo ricostruisce una valvola malata (di solito la mitrale) con il tessuto stesso della persona o con supporti artificiali, che aiutano la valvola a tornare nelle condizioni originarie

    • si possono sostituire o riparare più valvole durante lo stesso intervento e anche associare l’operazione sulle valvole a quella di by-pass. La durata, in genere, è di 3 ore circa, ma molto dipende, ovviamente, dal tipo di lavoro che il chirurgo deve svolgere.

    La degenza post-operatoria è di 6-8 giorni. Nelle prime 24-48 ore la persona operata rimane in terapia intensiva. Dal terzo giorno in poi, può cominciare ad alimentarsi e alzarsi dal letto. La riparazione delle valvole non obbliga ad alcuna cura farmacologia dopo l’intervento.

    ·se, invece, si è sostituita una o più valvole cardiache con protesi meccaniche, sarà poi necessario seguire una cura a vita a base di farmaci anticoagulanti (per esempio, warfarin) per mantenere fluido il sangue.

    • in caso di protesi biologiche, la cura con i farmaci anticoagulanti viene di solito seguita solo per alcuni mesi. Inoltre, prima di ogni altro intervento chirurgico o di una seduta dal dentista, sarà sempre indispensabile prendere antibiotici specifici contro il rischio di endocardite batterica.

     

  • Utero

     

    L’utero è l’organo muscolare cavo, a forma di pera, situato al centro del bacino della donna; ha la funzione di consentire l’annidamento all’uovo fecondato. La cavità uterina è collegata con la vagina tramite la cervice, e con l’addome per mezzo delle tube uterine. Gli interventi chirurgici più comuni sull’utero sono il raschiamento e l’asportazione.

     

    Raschiamento

    Il raschiamento dell’utero viene fatto, soprattutto, in caso di metrorragie (emorragie uterine che non hanno nulla a che fare con il ciclo mestruale) o di aborto spontaneo. È il ginecologo, attraverso la visita, a stabilire la necessità dell’intervento. Nella prassi, viene fatto con ricovero ospedaliero, ma può essere fatto anche in regime di “day hospital”.

    La preparazione

    A casa: viene spesso richiesta un’ecografia dell’addome inferiore.

    In ospedale: vengono fatti i controlli di routine preoperatoria.

    L’intervento

    È necessaria l’anestesia generale. L’intervento dura circa 10-15 minuti e non è doloroso.

    •  il chirurgo allarga la cervice (collo dell’utero) per arrivare alla cavità uterina e raschiare (con uno strumento apposito, la “curette”) il materiale che deve essere asportato (sangue o residui ovulari) insieme a parte della mucosa.

    La convalescenza

    Ci si può alzare dal letto dopo poche ore. Se c’è stato ricovero, si viene dimessi il giorno dopo l’intervento. Nei casi di raschiamento per aborto spontaneo, viene talvolta prescritta una cura a base di farmaci anti-emorragici per i 34 giorni successivi., si ha un recupero completo nell’arco di una settimana. È meglio evitare irrigazioni e rapporti sessuali per circa 14 giorni. Una visita di controllo è consigliata dopo 30-40 giorni (in assenza di qualsiasi disturbo) . Il raschiamento dell’utero (in assenza di complicanze) non impedisce successive gravidanze.

    Asportazione

    L’asportazione dell’utero è ritenuta necessaria, di solito, nei casi di fibromi che danno molti disturbi oppure di sospetti tumori maligni (in questo caso vengono asportate anche le ovaie).

    La preparazione

    A casa: ecografia dell’addome inferiore.

    In ospedale: l’intervento richiede sempre il ricovero. Si eseguono i controlli di routine pre-operatoria.

    L’intervento

    L’asportazione dell’utero viene fatta in anestesia generale; l’intervento dura 60 minuti circa. Il chirurgo pratica un’incisione sull’addome (di solito trasversale per i fibromi e longitudinale se si deve asportare anche parte degli organi vicini all’utero, cioè tube e ovaie); apre il peritoneo e raggiunge l’utero, che viene poi “scollato” dai tessuti sottostanti e asportato. La ferita sull’addome viene, quindi, suturata.

    E il chirurgo può anche, se possibile, decidere di asportare solo il fibroma, che è un tumore esclusivamente benigno: in questo caso l’intervento si chiama miomectomia. La scelta dipende dal singolo caso, dalle dimensioni del fibroma e anche dall’età della persona: se si tratta di una donna che desidera una gravidanza, per esempio, si tenta sempre di salvare l’utero.

    La convalescenza

    Dopo l’asportazione dell’utero (o del solo fibroma) per i primi due giorni viene applicato un catetere vescicolare. Ci si può alzare, spesso, la sera stessa dell’intervento e le dimissioni avvengono alla quarta giornata. Si prendono farmaci antibiotici per 3-4 giorni. Fino a che non si recupera la piena mobilità, si deve seguire una cura a base di sostanze anti-trombotiche. Si ha un recupero completo nel giro di 10 giorni.

    •  e possibile che ci siano perdite vaginali o di sangue nelle due settimane successive all’intervento. Per 4 settimane non si deve fare il bagno e dopo 8 settimane circa si possono riprendere i rapporti sessuali.

     

  • Ulcera

    E una lesione della mucosa dello stomaco e del duodeno. Si manifesta con bruciori alla bocca dello stomaco, dolori acuti e simili a crampi (tra un pasto e l’altro, se si tratta di ulcera duodenale), nausea, vomito, acidità. Per la diagnosi certa dell’ulcera, è necessaria una gastro-duodenoscopia (esame con sonda a fibre ottiche) che consente di vedere le condizioni delle pareti dello stomaco. L’intervento chirurgico riguarda le ulcere complicate (per esempio, in caso di sanguinamento, perforazione dello stomaco, rischio di trasformazione maligna della lesione).

     

    La preparazione

    A casa: si esegue una gastroscopia. Se si scopre un’ulcera che rischia di trasformarsi in tumore (o si sospetta la presenza di cellule tumorali) viene richiesto il ricovero

    In ospedale: in caso di complicanze (sanguina-mento e perforazione), è necessario il ricovero d’urgenza. In caso di sanguinamento, si esegue una gastroscopia e si tenta di chiudere il vaso sanguinante con sostanze sclerosanti. Se la perdita di sangue è elevata sono necessarie trasfusioni di sangue. Nel caso in cui non si risolva il sanguinamento con l’endoscopia si deve ricorrere all’intervento chirurgico. La perforazione dell’ulcera deve essere sempre operata d’urgenza.

    L’intervento

    Gli interventi avvengono in anestesia generale e sono diversi, a seconda che si “ripari” lo stomaco o se ne asporti una parte. Nell’ulcera gastrica o duodenale, il chirurgo pratica una raffia dell’ulcera (cioè sutura la parete dello stomaco con punti). Oppure, se il sanguinamento è molto esteso, pratica una resezione gastrica: asporta un’intera parte dello stomaco e collega la parte restante all’intestino. Questo intervento viene eseguito con tecnica tradizionale (aprendo l’addome) o in laparoscopia e può durare da 1 a 3 ore.

    La convalescenza

    Alla persona operata viene applicato un sondino naso-gastrico (almeno per 48 ore), per drenare le secrezioni dello stomaco e dell’intestino. Si prendono antibiotici almeno per 3 giorni.

    0 l’alimentazione può riprendere a partire dalla quarta giornata e si viene dimessi, di solito, dopo 7-8 giorni. Dopo un intervento di ulcera, almeno per alcuni mesi, bisognerebbe evitare i cibi troppo speziati e irritanti per lo stomaco.

  • Tunnel carpale

    Tunnel carpale

    E’ il canale che contiene un grosso nervo del polso – il mediano – che dà la sensibilità a tutte le dita della mano tranne il mignolo. Le cause sono: una riduzione del lume del tunnel, all’altezza della piega del polso (per artrosi, per esempio) o un aumento di volume delle varie parti contenute nel tunnel (per esempio, una tendinite o un’eccessiva ritenzione di liquidi). Si tratta di un disturbo tipicamente femminile e compare, soprattutto, in presenza di variazioni ormonali (per esempio menarca, menopausa, allattamento) e si manifesta con formicolii, sensazione di addormentamento della mano, dolori (prima notturni, poi persistenti) alla mano e alle dita soprattutto.

    La preparazione

    A casa: è necessario fare una elettromiografia, che evidenzia lo stato di sofferenza del nervo mediano della mano.

    In ospedale: l’intervento può essere ambulatoriale, se la struttura è attrezzata. Altrimenti, il ricovero avviene il giorno prima e si fanno, in ogni caso, gli esami di routine per l’anestesia (esame completo del sangue, elettrocardiogramma, rx del torace).

    L’intervento

    Può essere fatto con tecnica tradizionale o in endoscopia. In entrambi i casi, è necessaria l’anestesia locale; là durata è di 10-15 minuti circa. .

    •  il chirurgo pratica un’incisione sul polso (dal lato palmare) all’altezza della piega (un taglio di qualche centimetro se l’intervento è tradizionale; di pochi millimetri se in endoscopia). Poi, recide il tunnel osteo-fibroso e libera il nervo da eventuali aderenze e compressioni: in pratica, gli restituisce lo spazio necessario alla sua funzione.

    •  la pelle viene ricucita, ma il chirurgo non sutura il tunnel carpale: lo lascia aperto, in modo che cicatrizzi da solo con un diametro più ampio di prima.

    La convalescenza

    I  disturbi passano immediatamente dopo l’intervento. Solo nel caso in cui l’operazione sia stata a lungo rimandata e il nervo sia andato in atrofia, è possibile che non si riacquisti la sensibilità completa della mano.

    Necessario prendere farmaci antibiotici e blandi antinfiammatori per 3 o 4 giorni.

     

  • Tiroide

    Tiroide

     

    È la ghiandola che si trova nella parte anteriore del collo e svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo del corpo (cioè il modo e l’intensità con cui l’organismo utilizza sostanze alimentari e chimiche per produrre energia). Nella tiroide si possono formare noduli, di natura benigna o maligna. In caso di nodulo maligno, si ricorre all’intervento chirurgico. Per quelli benigni, si ricorre a una cura a base di farmaci o alla loro asportazione.

    La preparazione

    A casa: si esegue un’ecografia della tiroide, che accerta la presenza di un nodulo. Poi, sono necessari una scintigrafia tiroidea (esame a mezzo di contrasto che rileva la funzionalità della tiroide), una biopsia con la tecnica dell’ago aspirato (che consente di accertare il contenuto del nodulo e la sua natura benigna o maligna), un esame del sangue per valutare il livello degli ormoni tiroidei (t3-t4-tsh).

    In ospedale: ricovero 24 ore prima dell’intervento. Si fanno gli esami di routine per l’anestesia.

    L’intervento

    L’intervento viene fatto con tecnica tradizionale e in anestesia generale. Il chirurgo pratica un’incisione a collare in corrispondenza di una delle pieghe naturali del collo; scolla la pelle e espone la tiroide.

    •  poi, incide la capsula tiroidea (che riveste la ghiandola), la apre e asporta la tiroide (oppure solo il nodulo benigno). Infine, si sutura la ferita. L’intervento dura, nella norma, un’ora circa.

    La convalescenza

    Nelle prime 24 ore dall’intervento, ci si può alzare dal letto e riprendere l’alimentazione consueta. Le dimissioni dall’ospedale avvengono, di solito, dopo 48-72 ore.

    • nei primi giorni, si può avvertire una certa difficoltà a deglutire e una sensazione di malessere al collo e alla gola. La cicatrice si rimargina in una settimana e, a distanza di tempo, non rimane visibile.

     

  • Polipi intestinali

    Polipi intestinali

     

    Sono escrescenze della mucosa intestinale che interessano soprattutto l’intestino crasso. Si possono sviluppare a ogni età, ma li si riscontra con maggior frequenza tra i 40 e i 70 anni. Il sintomo più comune è la perdita di sangue dal retto, ma possono essere asintomatici e venire scoperti, per caso, nel corso di un esame endoscopico del retto e dell’intestino. Si ricorre all’asportazione chirurgica nella maggior parte dei casi, per prevenire una eventuale trasformazione maligna di queste formazioni.

    La preparazione

    A casa: è necessaria una pulizia intestinale (con un purgante) 2-3 giorni prima dell’intervento e una dieta priva di fibre. A seconda del caso, può essere necessario prendere disinfettanti intestinali 5 giorni prima.

    In ospedale: se sono di piccole dimensioni, possono essere asportati ambulatorialmente (con endoscopia). Nella maggior parte dei casi (soprattutto se sono di dimensioni maggiori o localizzati nella parte superiore dell’intestino), richiedono il ricovero in ospedale il giorno prima dell’intervento. Si eseguono i controlli di routine per l’anestesia.

    L’intervento

    Può essere fatto con tecnica tradizionale (con anestesia generale) o in endoscopia, con una blanda sedazione.

    •  nell’intervento tradizionale, il chirurgo pratica una incisione sull’addome: poi, una volta raggiunta la zona interessata, fa una piccola resezione (asportazione) della parte dell’intestino dove è cresciuto il polipo. L’intestino viene, quindi, suturato e la ferita ricucita. L’intervento dura, di solito da 60 a 90 minuti.

    • in endoscopia, il chirurgo introduce nel retto un rettoscopio: una volta raggiunto il polipo, pone un’ansa metallica intorno alla sua base e, dopo averlo reciso con l’elettrobisturi, lo estrae dal retto. Si esegue poi un esame istologico del polipo estratto, per accertarne la natura.

    La convalescenza

    Di solito, ci si può alzare la sera stessa dell’intervento. Se si è trattato di un piccolo polipo, di solito la degenza non dura più di 3 giorni. Nel caso di resezione intestinale, il ricovero può essere di 8-10 giorni e l’alimentazione viene ripresa dopo la sesta giornata (nel frattempo, la nutrizione è garantita per via endovenosa). In questo caso, nei primi giorni viene mantenuto un sondino naso-gastrico per drenare le secrezioni dello stomaco.

    • è necessaria una cura a base di antibiotici (dai 3 ai 6 giorni nei casi non complicati) e, fino a che non si recupera la completa mobilità, si deve seguire una profilassi trombo-embolica, con sostanze (per esempio, a base di nadroparina calcica) che evitano la formazione di trombi nelle vene delle gambe. La ferita rimargina in 10 giorni circa nell’intervento tradizionale.

     

  • Pace-maker

    Pace-maker

     

    È uno stimolatore elettrico che serve a normalizzare il ritmo e la frequenza cardiaci. Si può utilizzare come rimedio temporaneo (per esempio, nei casi di disturbi di ritmo provocati da un infarto) oppure stabile (per esempio, nei casi di aritmie che comportano pause molto lunghe tra un battito e l’altro del cuore). Esistono anche pace-maker anti-aritmici: funzionano come dei defibrillatori e contrastano i battiti troppo rapidi del cuore.

    La preparazione

    A casa: non è necessaria alcuna preparazione.

    In ospedale: il ricovero avviene il giorno prima dell’intervento, per eseguire i controlli di routine (elettrocardiogramma, esame completo del sangue, rx del torace).

    L’intervento

    L’operazione viene eseguita dal cardiologo in anestesia locale e dura, di solito, da 1 a 3 ore. Attraverso la vena cefalica, si inserisce un elettrocatetere che raggiunge le cavità a destra del cuore (atrio e ventricolo destri). Questo elettrodo è poi collegato alla pila del pace-maker, che il cardiologo inserisce dopo aver creato un apposito spazio (“tasca”), tra la cute e le fasce muscolari del petto.

    La convalescenza

    Si tratta di un intervento di lieve entità. Si può riprendere da subito l’alimentazione normale e le dimissioni dall’ospedale avvengono, di solito, al terzo giorno.

    •  una prima visita di controllo, per vedere la funzionalità dello stimolatore, è consigliata dopo 3-6 mesi dall’operazione. In assenza di altre malattie o complicanze, non è necessario prendere farmaci specifici dopo l’intervento.

    Le pile che alimentano il pace-maker durano dai 6 agli 8 anni. Quando si scaricano, possono essere sostituite senza dover ripetere l’intervento.,